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Servizi di vigilanza privata: centinaia di imprese a rischio crisi per deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia

Fonte: Ancst-Legacoop comunicato stampa
Ancst-Legacoop, Federvigilanza, Federlavoro/Confcooperative, Agci servizi di lavoro accusano: Governo silenzioso ed inerte
Roma, 7 luglio 2005 "Il Governo apra subito una trattativa con la Commissione Europea se vuole evitare il rischio concreto di colonizzazione dei servizi di vigilanza privata e la crisi di centinaia di imprese italiane del settore".
A lanciare l’allarme, facendo riferimento a una posizione comune definita con Federvigilanza, Federlavoro e Servizi/Confcooperative, Agci-Produzione e Servizi di lavoro, è Franco Tumino, Presidente di Ancst-Legacoop, che commenta la decisione, assunta ieri dal Collegio dei Commissari UE, di deferire l’Italia di fronte alla Corte di Giustizia per una serie di norme impugnate del vigente TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) in materia di vigilanza privata.
Se la Corte di Giustizia darà ragione alla Commissione UE, sono due le contestazioni di particolare gravità.
"La prima" -sottolinea Tumino- "porterebbe come conseguenza che le imprese straniere, normalmente molto più grandi di quelle italiane ed intenzionate ad espandersi, potranno offrire i loro servizi in Italia senza bisogno di chiedere le autorizzazioni prefettizie invece obbligatorie per le imprese nazionali: il rischio è quindi una colonizzazione e la crisi di centinaia di imprese italiane, soppiantate da concorrenti stranieri".
"E ciò" -prosegue il Presidente di Ancst-Legacoop- "non per incapacità competitiva, ma perchè le imprese italiane saranno sottoposte a vincoli che non varranno per le imprese straniere: per questo occorre rimuovere le barriere alla crescita esistenti, e negoziare con Bruxelles un periodo transitorio prima della liberalizzazione completa".
"La seconda contestazione" -aggiunge Tumino- "prevede la cancellazione delle ’tariffe di legalità’, cioè del sistema vigente che mira ad evitare prezzi al di sotto dei costi e del trattamento minimo obbligatorio dei lavoratori; occorre quindi che il Governo, abbandonando l’inerzia che ha finora mostrato sulla questione, apra subito una trattativa in merito e vada alla definizione di un regime alternativo di controlli".
"Il Governo" -conclude Tumino- "deve evitare che la controversia finisca davvero davanti alla Corte di Giustizia, dove l’esito sarebbe inevitabilmente sfavorevole al nostro Paese date precedenti pronunce della Corte su casi simili, e provvedere urgentemente ad eliminare, seppure gradualmente, le barriere alla crescita che sono di fronte alle imprese italiane".
Si ringrazia la redazione di www.ancst.it per averci concesso l’autorizzazione alla pubblicazione dell’articolo
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