
Giacomo Frigo - Sensitron S.r.l.Una delle "missions" della Sensitron Srl è diffondere
cultura nel campo della rivelazione gas, perchè sono
convinto che più uno conosce la materia e più
apprezza i prodotti buoni, più rimane fedele alla casa che
lo ha aiutato e lo aiuta in questo discorso verso l’End
User.
Per questo ho il piacere di trasmettere alcuni concetti e la
situazione più aggiornata in questo campo, a cavallo tra
la "Security" e la "Safety & Health".
Le due più importanti categorie dei gas sono:
. i gas infiammabili in concentrazione esplosiva
. i gas tossici (quelli che uccidono senza esplodere)
Concentriamoci sulla categoria più numerosa e più
importante, quella dei gas infiammabili.
Le informazioni fondamentali che l’installatore (e in parte
l’utente) deve sapere sono principalmente tre
1) il gas (o i gas) da rilevare
2) il luogo da proteggere, la sua classificazione ed i
prodotti
3) Le informazioni necessarie da ottenere dal rivelatore e
più in generale l’affidabilità ( o per dirla
in terminologia futura) i livelli di sicurezza del sistema
Tutti sanno che per ottenere una esplosione sono necessarie tre
cose
. una sorgente di
innesco (energia di accensione)
. una quantità "sufficiente" di gas (combustibile)
. ossigeno (comburente)
Se manca uno dei tre punti sopra elencati non può
accadere una esplosione
Le attività di prevenzione dalle esplosioni sono quindi
dedicate a limitare una o tutte e tre le componenti.
L’ossigeno non si può eliminare in quanto componente
dell’aria che ci circonda, il gas è la variabile da
controllare (presenta quindi un comportamento non
prevedibile).
Non resta che eliminare la sorgente di innesco costruire
cioè un rivelatore che allerti in tempo quando
c’è una fuga di gas ma nel contempo non sia esso
stesso causa dell’innesco.
Nel passato e nel presente si è cercato di costruire le
apparecchiature per queste aree dove c’è pericolo di
esplosione (di perdita di gas) in modo tale che non siano esse
stesse causa d’innesco.
Ma come devono essere costruite queste apparecchiature?
Dipende da come viene classificata la zona dove queste
operano.
Vediamo alcune definizioni importanti (tratte dalla norma IEC
60079)
Atmosfera esplosiva per la presenza di gas Miscela
in aria di una sostanza infiammabile sotto forma di gas o vapore,
in condizioni atmosferiche normali in cui, dopo
l’accensione, la combustione si propaga alla miscela
incombusta. (IEV 426-02-03, modificato)
Luogo pericoloso (hazardous area) Luogo in cui
È o può essere presente una atmosfera esplosiva per
la presenza di gas, in quantità tale da richiedere
provvedimenti particolari per la realizzazione,
l’installazione e l’impiego delle costruzione
(apparecchi). (IEV 426-03-01 modificato)
Luogo non pericoloso (non hazardous area) Luogo in
cui non si prevede la presenza di una atmosfera esplosiva per la
presenza di gas, in quantità tale da richiedere
provvedimenti particolari per la realizzazione,
l’installazione e l’impiego delle costruzioni
(apparecchi). (IEV 426-03-02 modificato)
Zone In relazione alla frequenza di formazione ed alla
permanenza di una atmosfera esplosiva per la presenza di gas, i
luoghi pericolosi sono classificati nelle seguenti zone.
Zona 0 Luogo dove è presente continuamente o
per lunghi periodi una atmosfera esplosiva per la presenza di
gas. (IEV 426-03-03 modificato)
Zona 1 Luogo dove è possibile sia presente
durante il funzionamento normale una atmosfera esplosiva per la
presenza di gas. (IEV 426-03-04
modificato)
Zona 2 Luogo dove non è possibile sia
presente una atmosfera esplosiva per la presenza di gas durante
il funzionamento normale o, se ciò avviene, è
possibile sia presente solo poco, frequentemente e per breve
periodo. (IEV 426-03-05 modificato)
Se il luogo è definito non pericoloso non vi è la
necessità di installare alcun sistema di rivelazione
(anche se nell’ambito del CT 216 CEI si
continua ad insistere nella necessità di studiare sistemi
di rivelazione gas per tali zone e voler normare (unici in
Europa) prodotti per tali zone!)
L’importante è che "qualcuno" e vedremo in seguito
chi, classifichi l’area secondo le norme sopra citate come
zona 0, zona 1 zona 2 o zona non pericolosa.
Questo "qualcuno" non deve essere l’utente finale,
nè l’installatore, ma un "esperto" che in base alle
norme di riferimento certifichi la esatta classificazione
dell’area
La esatta classificazione è estremamente importante in
funzione di una nuova Direttiva che rappresenta il punto di
partenza fondamentale per chi opera nel campo della rivelazione
gas.
DIRETTIVA ATEX 94/9/CE, o direttiva di nuovo approccio per
differenziarla dalla direttiva di vecchio approccio 76/117/EEC
e 79/196/EEC. L’applicazione della Direttiva
sarà obbligatoria dal 1 luglio 2003 e i prodotti
non conformi a tale direttiva non potranno essere venduti ed
installati.
Non si tratta quindi di una Norma alla quale essere o non essere
conformi, è invece una Direttiva e quindi obbligatoria, e
chi vende o installa prodotti non conformi sarà passibile
di conseguenze penali.
La Direttiva stabilisce i requisiti essenziali di sicurezza per
l’applicazione (ESR o Essential safety
Requirements) e ovviamente le apparecchiature coperte dalla nuova
Direttiva devono essere conformi alle altre rilevanti Direttive
(se applicabili) come
. Direttiva bassa tensione
. Compatibilità elettromagnetica
. Direttiva macchine
La nuova Direttiva ATEX prevede la classificazione in Gruppi e
categorie a seconda dell’uso.
I modi di protezione più diffusi per le apparecchiature di
rivelazione gas sono rispettivamente: modo di protezione "i"
sicurezza intrinseca per la zona 1 con marcatura
EEx "i"
modo di protezione "d" a prova di esplosione per la zona 1 con
marcatura EEx "d"
modo di protezione "n" per la zona 2 con marcatura
EEx "n"
Mentre per la zona 1 la conformità
dell’apparecchiatura viene data da un Ente Notificatore
(Notified Body) attraverso un certificato di Conformità
del prodotto, per la zona 2 questo documento può essere
ottenuto o attraverso l’ispezione della produzione
dell’Ente Notificatore o attraverso una autocertificazione
del costruttore dopo aver preparato il relativo dossier
tecnico.
Quindi dal 1 luglio 2003 possono essere messi in commercio solo
prodotti per la zona 1 che hanno ottenuto presso un Ente
Notificatore (in Italia il CESI) il certificato di
conformità ATEX.
La Direttiva ATEX non richiede solo il certificato di
conformità del prodotto, ma vuole essere sicura che tutta
la produzione sia conforme al prodotto portato alla
certificazione.
Diventa quindi obbligatoria una notifica di sorveglianza della
produzione secondo ATEX rilasciato alla ditta che ha ottenuto il
certificato.
Ricapitolando:
dal 1 luglio 2003 potranno operare nel settore solo prodotti
con certificato ATEX e realizzati da ditte con notifica di
sorveglianza ATEX.
La Sensitron dal 2001 ha ottenuto i vari certificati di
conformità per i rivelatori di CAT 2 per zona 1 (EEx "d" a
prova di esplosione), ha ottenuto il certificato di sorveglianza
della produzione secondo ATEX ed ha in corso richieste di
certificazione per i rivelatori di CAT3 per zona 2 (Eex "n" dust
proof).