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Le ATEX e la rivelazione gas. Tutto quello (o buona parte) che sarà obbligatorio conoscere dal prossimo 01 luglio 2003

Giacomo Frigo titolare della Sensitron S.r.l. Giacomo Frigo - Sensitron S.r.l.
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Una delle "missions" della Sensitron Srl è diffondere cultura nel campo della rivelazione gas, perchè sono convinto che più uno conosce la materia e più apprezza i prodotti buoni, più rimane fedele alla casa che lo ha aiutato e lo aiuta in questo discorso verso l’End User.
Per questo ho il piacere di trasmettere alcuni concetti e la situazione più aggiornata in questo campo, a cavallo tra la "Security" e la "Safety & Health".
Le due più importanti categorie dei gas sono:
. i gas infiammabili in concentrazione esplosiva
. i gas tossici (quelli che uccidono senza esplodere)
Concentriamoci sulla categoria più numerosa e più importante, quella dei gas infiammabili.
Le informazioni fondamentali che l’installatore (e in parte l’utente) deve sapere sono principalmente tre
1) il gas (o i gas) da rilevare
2) il luogo da proteggere, la sua classificazione ed i prodotti
3) Le informazioni necessarie da ottenere dal rivelatore e più in generale l’affidabilità ( o per dirla in terminologia futura) i livelli di sicurezza del sistema
Tutti sanno che per ottenere una esplosione sono necessarie tre cose
triangolo dell’esplosione. una sorgente di innesco (energia di accensione)
. una quantità "sufficiente" di gas (combustibile)
. ossigeno (comburente)
Se manca uno dei tre punti sopra elencati non può accadere una esplosione
Le attività di prevenzione dalle esplosioni sono quindi dedicate a limitare una o tutte e tre le componenti. L’ossigeno non si può eliminare in quanto componente dell’aria che ci circonda, il gas è la variabile da controllare (presenta quindi un comportamento non prevedibile).
Non resta che eliminare la sorgente di innesco costruire cioè un rivelatore che allerti in tempo quando c’è una fuga di gas ma nel contempo non sia esso stesso causa dell’innesco.
Nel passato e nel presente si è cercato di costruire le apparecchiature per queste aree dove c’è pericolo di esplosione (di perdita di gas) in modo tale che non siano esse stesse causa d’innesco.
Ma come devono essere costruite queste apparecchiature?
Dipende da come viene classificata la zona dove queste operano.
Vediamo alcune definizioni importanti (tratte dalla norma IEC 60079)
Atmosfera esplosiva per la presenza di gas Miscela in aria di una sostanza infiammabile sotto forma di gas o vapore, in condizioni atmosferiche normali in cui, dopo l’accensione, la combustione si propaga alla miscela incombusta. (IEV 426-02-03, modificato)
Luogo pericoloso (hazardous area) Luogo in cui È o può essere presente una atmosfera esplosiva per la presenza di gas, in quantità tale da richiedere provvedimenti particolari per la realizzazione, l’installazione e l’impiego delle costruzione (apparecchi). (IEV 426-03-01 modificato)
Luogo non pericoloso (non hazardous area) Luogo in cui non si prevede la presenza di una atmosfera esplosiva per la presenza di gas, in quantità tale da richiedere provvedimenti particolari per la realizzazione, l’installazione e l’impiego delle costruzioni (apparecchi). (IEV 426-03-02 modificato)
Zone In relazione alla frequenza di formazione ed alla permanenza di una atmosfera esplosiva per la presenza di gas, i luoghi pericolosi sono classificati nelle seguenti zone.
Zona 0 Luogo dove è presente continuamente o per lunghi periodi una atmosfera esplosiva per la presenza di gas. (IEV 426-03-03 modificato)
Zona 1 Luogo dove è possibile sia presente durante il funzionamento normale una atmosfera esplosiva per la presenza di gas. (IEV 426-03-04 modificato)
Zona 2 Luogo dove non è possibile sia presente una atmosfera esplosiva per la presenza di gas durante il funzionamento normale o, se ciò avviene, è possibile sia presente solo poco, frequentemente e per breve periodo. (IEV 426-03-05 modificato)
Se il luogo è definito non pericoloso non vi è la necessità di installare alcun sistema di rivelazione (anche se nell’ambito del CT 216 CEI si continua ad insistere nella necessità di studiare sistemi di rivelazione gas per tali zone e voler normare (unici in Europa) prodotti per tali zone!)
L’importante è che "qualcuno" e vedremo in seguito chi, classifichi l’area secondo le norme sopra citate come zona 0, zona 1 zona 2 o zona non pericolosa.
Questo "qualcuno" non deve essere l’utente finale, nè l’installatore, ma un "esperto" che in base alle norme di riferimento certifichi la esatta classificazione dell’area
La esatta classificazione è estremamente importante in funzione di una nuova Direttiva che rappresenta il punto di partenza fondamentale per chi opera nel campo della rivelazione gas.
DIRETTIVA ATEX 94/9/CE, o direttiva di nuovo approccio per differenziarla dalla direttiva di vecchio approccio 76/117/EEC e 79/196/EEC. L’applicazione della Direttiva sarà obbligatoria dal 1 luglio 2003 e i prodotti non conformi a tale direttiva non potranno essere venduti ed installati.
Non si tratta quindi di una Norma alla quale essere o non essere conformi, è invece una Direttiva e quindi obbligatoria, e chi vende o installa prodotti non conformi sarà passibile di conseguenze penali.
La Direttiva stabilisce i requisiti essenziali di sicurezza per l’applicazione (ESR o Essential safety Requirements) e ovviamente le apparecchiature coperte dalla nuova Direttiva devono essere conformi alle altre rilevanti Direttive (se applicabili) come
. Direttiva bassa tensione
. Compatibilità elettromagnetica
. Direttiva macchine
La nuova Direttiva ATEX prevede la classificazione in Gruppi e categorie a seconda dell’uso.
I modi di protezione più diffusi per le apparecchiature di rivelazione gas sono rispettivamente: modo di protezione "i" sicurezza intrinseca per la zona 1 con marcatura EEx "i"
modo di protezione "d" a prova di esplosione per la zona 1 con marcatura EEx "d"
modo di protezione "n" per la zona 2 con marcatura EEx "n"
Mentre per la zona 1 la conformità dell’apparecchiatura viene data da un Ente Notificatore (Notified Body) attraverso un certificato di Conformità del prodotto, per la zona 2 questo documento può essere ottenuto o attraverso l’ispezione della produzione dell’Ente Notificatore o attraverso una autocertificazione del costruttore dopo aver preparato il relativo dossier tecnico.
Quindi dal 1 luglio 2003 possono essere messi in commercio solo prodotti per la zona 1 che hanno ottenuto presso un Ente Notificatore (in Italia il CESI) il certificato di conformità ATEX.
La Direttiva ATEX non richiede solo il certificato di conformità del prodotto, ma vuole essere sicura che tutta la produzione sia conforme al prodotto portato alla certificazione.
Diventa quindi obbligatoria una notifica di sorveglianza della produzione secondo ATEX rilasciato alla ditta che ha ottenuto il certificato.
Ricapitolando:
dal 1 luglio 2003 potranno operare nel settore solo prodotti con certificato ATEX e realizzati da ditte con notifica di sorveglianza ATEX.
La Sensitron dal 2001 ha ottenuto i vari certificati di conformità per i rivelatori di CAT 2 per zona 1 (EEx "d" a prova di esplosione), ha ottenuto il certificato di sorveglianza della produzione secondo ATEX ed ha in corso richieste di certificazione per i rivelatori di CAT3 per zona 2 (Eex "n" dust proof).

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