
Panasonic WV-NP472E Video/Network Camera
Nuova telecamera day-night WV-NP472 che in un unico modello
integra le funzionalità di una camera tradizionale e
quelle di una network camera.
La modalità day-night è una funzione sempre
più richiesta dal mercato della videosorveglianza, questo
tipo di telecamere permettono una ripresa a colori durante il
giorno, per poi passare in bianco e nero al diminuire della
luminosità d’ambiente.
Il web server integrato permette contemporaneamente anche la
trasmissione delle immagini (max 15ips) su reti Ethernet
10/100BaseT.
Tra le funzioni disponibili nella NP472 troviamo anche il motion
detection con la possibilità di attivare un contatto in
uscita per la rilevazione dell’avvenuto allarme.
Con 480 linee di risoluzione orizzontale, in modalità
colori, e 570 linee in modalità bianco e nero, la WV-NP472
fa parte della categoria di telecamere high definition.
La telecamera può operare con luminosità
d’ambiente minima di 0.8 lux F1.4 a colori,e 0.1 lux F1.4
in bianco e nero.
Con la funzione Super DynamicII, la WV-NP472 può ottenere
un immagine chiara anche in condizioni di controluce molto
elevate.
La WV-NP472 è adatta sia per riprese in interno che in
esterno (con apposita custodia).
Panasonic WV-NM100/G Network Camera
Nuova Network Camera modello WV-NM100, che permette di catturare
le immagini e visualizzarle in tempo reale sul vostro personal
computer, unendo in un unico prodotto le funzionalità di
una videocamera digitale, di una scheda di rete e di un web
server.
La telecamera può essere collegata direttamente
all’interno di una rete telematica semplicemente
impostandogli un indirizzo IP appropriato.
Le sue caratteristiche permettono: una facile gestione solo
attraverso un comune web browser, l’invio delle immagini o
in formato JPEG (qualità alta con basso frame rate) o in
formato MPEG-4 (qualità discreta con alto frame rate), una
buona qualità delle immagini anche in condizioni di scarsa
illuminazione d’ambiente (sensibilità 2lx sens-up
ON), la possibilità di brandeggiare l’ottica con un
movimento orizzontale (PAN) di 140° ed un movimento verticale
(TILT) di 120°.
La WV-NM100 è un ottimo prodotto per la video-sorveglianza
di piccoli ambienti come uffici, appartamenti, piccoli magazzini
etc.
WV-CS320/G Dome Camera low cost
Nuova serie low cost di dome camera WV-CS320 dotata di tutte le
caratteristiche principalmente richieste dai comuni sistemi di
video-sorveglianza come: ripresa dell’immagine a colori,
obiettivo zoom 10x, 360° di PAN e 180° di TILT.
Fino a dieci posizioni programmabili (preset) permettono di
controllare in modo veloce ed immediato le aree più
importanti del settore sorvegliato dalla telecamera.
Inoltre, per una migliore visione ed una più semplice
gestione dell’immagine, la telecamera è dotata delle
funzioni di: PAN automatico a 360°, flip-a-chip per avere un
immagine sempre corretta anche quando il soggetto passa sotto la
telecamera, image-hold per evitare che venga visualizzato il
movimento della telecamera nello spostamento tra un preset e
l’altro, obiettivo autofocus zoom motorizzato 10x.
Le telecamere delle serie WV-CS320 sono ad esempio ideali per la
sorveglianza di banche, centri commerciali, piccoli negozi,
parcheggi, ecc.
WV-CF212E Mini Dome Camera
Nuovo modello di telecamera mini dome a colori ad ottica non
brandeggiabile.
La telecamera incorpora un CCD da ¼” e 440.000
pixels, con una risoluzione orizzontale di 480 linee e un
rapporto segnale/rumore di 50dB.
Tra le altre caratteristiche sono incluse: la sensibilità
di 2lx a F1.4, la funzione di compensazione del controluce (BLC),
la correzione automatica dell’apertura del diaframma, la
funzione di bilanciamento automatico del bianco (ATW), un
obiettivo a focale variabile 2x 2,9 - 6.0mm (F1.4 - 1,7), inoltre
l’ottica semovibile permette di regolare l’angolo
dell’inquadratura durante l’installazione.
Grazie a queste caratteristiche la WV-CF212 riesce a generare
immagini di alta qualità anche in condizioni di bassa
luminosità d’ambiente o forte controluce, risultando
così adatta per un'ampia varietà di applicazioni
nel campo della video-sorveglianza.
Gli indirizzi di posta elettronica non sono liberamente
utilizzabili da chiunque per il solo fatto di trovarsi in
rete.
La vasta conoscibilità degli indirizzi e-mail che Internet
consente, non rende lecito l’uso di questi dati personali
per scopi diversi da quelli per i quali sono presenti on
line.
Gli indirizzi e-mail non sono, insomma, "pubblici" come possono
essere quelli presenti sugli elenchi telefonici.
Il principio è stato ribadito dall’Autorità
Garante che ha affrontato in questi ultimi mesi diversi casi di
utenti che avevano segnalato la pratica ormai diffusa di inviare
e-mail commerciali ad indirizzi di posta elettronica raccolti in
rete.
Alle proteste degli utenti, le società che avevano inviato
le e-mail rispondevano che non vi era stata alcuna violazione
della privacy perché gli indirizzi erano stati reperiti su
Internet (spesso attraverso appositi software) e che pertanto
erano "pubblici".
Niente di più sbagliato, afferma
l’Autorità.
Gli indirizzi di posta elettronica non provengono, infatti, da
pubblici registri, elenchi, atti o documenti formati o tenuti da
uno o più soggetti pubblici e non sono sottoposti ad un
regime giuridico di piena conoscibilità da parte di
chiunque.
La circostanza che l’indirizzo e-mail sia conoscibile di
fatto, anche momentaneamente, da una pluralità di soggetti
non lo rende, infatti, liberamente utilizzabile e non autorizza
comunque l’invio di informazioni, di qualunque genere,
anche se non specificamente a carattere commerciale o
promozionale, senza un preventivo consenso.
L’Autorità sottolinea che l’eventuale
disponibilità in Internet di indirizzi di posta
elettronica, anche se resi conoscibili dagli interessati per
certi scopi (ad esempio su un sito istituzionale o anche
aziendale) attraverso siti web o newsgroup, va "rapportata alle
finalità per cui essi sono pubblicati sulla rete".
A maggior ragione questo principio vale in caso di uso indebito
di software che rastrellano automaticamente migliaia di indirizzi
in rete o li creano "a tavolino" a prescindere da un accertamento
sulla loro effettiva esistenza.
Per poter inviare e-mail senza violare la privacy degli utenti
web è obbligatorio, dunque, ottenere prima il loro
consenso.
Uno degli ultimi casi di cui si è occupato il collegio del
Garante ha riguardato un docente che si era visto recapitare una
e-mail pubblicitaria al proprio indirizzo di posta elettronica,
presente per finalità di istituto, sul sito
dell’università presso la quale insegna.
fonte www.garanteprivacy.it
newsletter del 10- 16 febbraio 2003
Le tecniche di videosorveglianza, la loro diffusione, i
possibili rischi e le soluzioni di regolamentazione sono
l’oggetto di uno studio comparativo intrapreso da un
consorzio coordinato dalla Technical University di Berlino.
Lo studio, denominato "UrbanEye" www.urbaneye.net,
intende analizzare l’impiego di dispositivi di
videosorveglianza nelle aree pubbliche o accessibili al pubblico,
in Europa, valutandone l’impatto sociale e politico per
giungere alla definizione di un possibile approccio strategico e
regolamentativo.
Le attività di studio dovranno concludersi entro il mese
di febbraio 2004.
L’iniziativa è finanziata dalla Commissione europea
nell’ambito del cosiddetto "V Programma Quadro", ed
è realizzata secondo un approccio multidisciplinare.
Criminologi, filosofi, sociologi, esperti di scienze politiche di
sette Paesi (Austria, Danimarca, Germania, Ungheria, Norvegia,
Spagna, Regno Unito) si occuperanno del contesto istituzionale
che caratterizza il ricorso alla videosorveglianza, utilizzando
tutte le fonti disponibili. Saranno effettuate mappature dei
sistemi di videosorveglianza pubblica in alcune aree urbane
(Berlino, Budapest, Copenhagen, Londra, Madrid, Vienna), nel
tentativo di definire la tipologia di localizzazione e le
relative motivazioni. Inoltre, saranno esaminati il funzionamento
tecnico di tali sistemi, la loro configurazione spaziale, la
prassi di utilizzazione e, naturalmente, gli effetti sociali e
politici della videosorveglianza: se ed in che modo essa
modifichi i comportamenti criminali e quelli del comune
cittadino, e quali ne siano i riflessi sulle politiche di
sicurezza e sui diritti civili - con particolare riguardo alla
protezione dei dati.
Infine, sulla base dei risultati della ricerca il progetto
tenterà di individuare possibili sistemi di
regolamentazione confrontando e classificando i meccanismi
esistenti e definendo, se possibile, "buone prassi" .
Fra i primi prodotti del progetto segnaliamo, oltre ad una
rassegna della letteratura sull’argomento, una relazione
sui sistemi di videosorveglianza nel Regno Unito e due studi
sulla videosorveglianza in Norvegia e Danimarca nonché, in
particolare, sulla diffusione di dispositivi di videosorveglianza
nelle città di Oslo e Copenhagen.
Rispetto al Regno Unito, il Paese con la più elevata
concentrazione di impianti di videosorveglianza, i primi dati
indicano che la spesa complessiva per l’installazione di
tali impianti nel settore pubblico ha raggiunto i 250 milioni di
sterline fra il 1992 e il 2002, con risultati contrastanti in
termini di riduzione della criminalità. E’ emerso,
inoltre, che la percezione pubblica (anche attraverso i media)
dell’impiego di videosorveglianza è contraddittoria
- nel senso che la videosorveglianza utilizzata per sorvegliare
"gli altri" (ladri, rapinatori, scippatori) è vista come
positiva, mentre la videosorveglianza utilizzata per sorvegliare
"noi" (traffico, lavoratori) è negativa.
Va segnalato, comunque, che l’Autorità del Regno
Unito per la protezione dei dati ha elaborato (nel 2000) un
codice di condotta per l’impiego di dispositivi di
videosorveglianza in aree pubbliche o accessibili al pubblico
(disponibile all’indirizzo www.dataprotection.gov.uk
Interessanti anche alcune osservazioni ricavabili dai due
rapporti su Norvegia e Danimarca, Paesi molto simili in termini
di struttura sociale, lingua e riferimenti culturali, nei quali
esistono però differenze in termini di regolamentazione e
utilizzazione di dispositivi di videosorveglianza. Gli autori
mettono in evidenza che tali differenze sono reali, anche se
riguardano i settori nei quali è maggiormente diffusa
l’utilizzazione della videosorveglianza più che la
natura più o meno restrittiva dell’approccio a
questo tema. Di fatto, in Danimarca si tende a privilegiare il
consenso e il dibattito pubblico rispetto all’uso della
videosorveglianza, mentre in Norvegia l’approccio sembra
essere più di tipo precettivo. Tuttavia, in entrambi i
Paesi la percezione pubblica della videosorveglianza
tendenzialmente non è negativa - per quanto la maggiore
sensibilizzazione dell’opinione pubblica in Danimarca,
dovuta anche all’attenzione dei media, abbia fatto rilevare
agli studiosi un atteggiamento più critico e meno
"passivo" da parte del pubblico.
Ulteriori dati relativi altri Paesi considerati nello studio
dovrebbero essere pubblicati entro la primavera del 2003.
fonte www.garanteprivacy.it
newsletter del 3 - 9 febbraio 2003